Nelle terre estreme

 Mi ha sempre affascinato la storia di Chris McCandless, forse perché porta ad uscire dalla quotidianità a volte ritenuta normale e noiosa, e spinge a porsi quelle domande che hanno assillato mente e discorsi ormai lontani di anni e che non hanno mai trovato una vera e plausibile risposta, proprio per la loro natura alta e filosofica.

Qual è il mio scopo? Il mio posto nel mondo? Come posso lasciare il segno? Non lo so se Chris si sia fatto esattamente queste domande, ma dal libro Nelle terre estreme di Krakauer, che ne ripercorre il viaggio verso l’Alaska selvaggia e poi la sua permanenza e tragica fine, è evidente la volontà di affrontare un viaggio che sia spirituale e non solo fisico. La simpatia e l’affetto che ha lasciato nei suoi compagni di viaggio sono lo specchio di un ragazzo evidentemente sensibile, riflessivo e socievole, che non si accontentadi indugiare   mentalmente sul significato della vita ma trasforma questa ricerca in qualcosa di più, in un viaggio pericoloso e proprio per questo tremendamente affascinante.

E per questo la sua storia affascina e magnetizza: vuoi sapere come ha fatto, 100 giorni nell’Alaska selvaggia da solo, vivendo solo di caccia e delle sue forze. La curiosità diventa quasi morbosa, perché lui ha avuto un coraggio che non è della maggior parte della gente: ha trasformato le sue idee in realtà, ha avuto coerenza e determinazione, non si è lnciato nel vuoto ma si è preparato, e nonostnte questo purtroppo è stato sopraffatto, dall vita e dalla natura, che hanno entrambe regole che vanno rispettate.

Un libro ben scritto, interessante e dettagliato, in cui non ci sono risposte ma emozioni, vibrazioni, e infine comprensione e pace.

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L’arminuta

 Un titolo difficile da pronunciare e ricordare, una parola che affascina per il significato non immediato, da ricercare nel dialetto abruzzese. L’arminuta di Donatella Di Pietrantonio mi ha strizzato il cuore per prendersi il mio dolore, lasciandomi esausta e piena allo stesso tempo. Continua a leggere

Kafka sulla spiaggia

HarukiMurakami_kafka    Sono una a cui capita di dare seconde possibilità, soprattutto agli autori che non mi convincono e con i quali non ho avuto il classico “amore a prima lettura”. Per caso, e per fortuna, ad Haruki Murakami ne è toccata addirittura una terza: dopo una lettura non appassionante di Norwegian Wood, ed una a dir poco straziante di 1Q84 (di cui potete trovare memoria qui), è toccato a Kafka sulla spiaggia. Continua a leggere

mare al mattino

 Ci sono deserti e mari e oceani. Spazi infiniti, vuoti pieni di desideri, paure, attese. 
Ci sono persone obbligate ad affrontare tali distese per raggiungere un altrove fatto di speranza, fede, ignoto. Altre decidono volontariamente, spinte dalla stessa ricerca. La libertà, la voglia di riuscire, la sopravvivenza.
Vite in cui speranza e disperazione cieche si confondono, si mescolano tra le dune e le onde, dove finisce il deserto, dove finisce il mare.

Chi guarda ai margini respinge, non capisce, la sete, la fame. Di un luogo che si vorrebbe poter chiamare casa. Da un luogo che si vorrebbe poter chiamare ancora casa.

C’è chi affronta tutto questo fisicamente, li chiamiamo stanieri o immigrati, più spesso profughi, ancor peggio clandestini. Ma c’è anche chi sentiamo più vicino a noi, che questo viaggio lo compie con la mente: spazi infiniti di solitudine incompresione e disperazione magistralmente  celate dietro un’apparenza forzata, eppur così rassicurante, per quelli che sono gli altri.

Così lontani, eppur forse così vicini.

Intervista col vampiro

 Ci sono libri
che non si penserebbe mai di leggere; ma non sempre si segue il pensiero: a volte c’è bisogno di ascoltare il cuore. Il mio cuore in questi mesi ha bisogno di certezze, niente sorprese, niente scherzi. Niente colpi di scena. Solo la sicurezza che tutto è come lo conosci. Camminare su un terreno stabile, dove tutto si puó controllare: anche (e soprattutto) le emozioni. Continua a leggere