Una storia nera

una storia nera Ci sono libri che ti prendono per la trama: ti incollano alle pagine una dietro l’altra e ne vuoi sempre di più, vuoi sapere, finire la storia, vedere come va a finire. Poi ci sono quei libri in cui la trama scompare, sovrastata da una prosa possente e meravigliosa, e questi libri hanno lo stesso potere attrattivo dei primi. Ammetto che la mia preferenza spesso però volge sui secondi: mi piacciono le parole e le frasi, più delle storie. Per non parlare del potere che ha su di me la punteggiatura, questa sottovalutata. Antonella Lattanzi con il suo Una storia nera ha ampiamente soddisfatto questa mia preferenza.

La storia è quella di una donna accusata di omicidio dell’ex marito e i cui due figli, Rosa e Nicola, poco più che maggiorenni sono costretti a diventare adulti in un istante e a prendersi cura della sorellina di tre anni.

La vicenda è raccontata dai punti di vista dei vari personaggi ma quello che prevale su tutti, o quello che ho preferito, è quello della giovane Rosa, che si ritrova a fare la mamma in un mondo che l’ha travolta e piegata. E la storia non ha più importanza. Quando leggi non riesci neanche a vedere o ad immaginare il finale, che non ha poi grandi colpi di scena, perché insieme a lei vieni catapultato attraverso gli eventi.

E senti tutta l’angoscia, la paura, l’odio, la fatica, l’ingiustizia, la speranza, il rancore, il senso del dovere e quello di inadeguatezza, la voglia di scappare e quella di sicurezza. Un turbinio di frasi lunghe, piene di virgole una dopo l’altra, un sali scendi frenetico, dirompente, e maledettamente attraente.

Si sente tremendamente anche Roma, città in cui è ambientata la storia, ma forse perché io la guardo con gli occhi dell’amore. Ho visto Castel Sant’Angelo di notte, illuminato e possente, ho percepito l’afa estiva sulla pelle, nei vestiti bagnati di sudore, l’afa che dall’asfalto sale nelle narici. Così caotica, normale nel suo essere speciale, vera.

Ci sono libri che ti prendono per la trama; Una storia nera mi ha preso per lo stile e le parole. Ma le virgole rimangono sempre le mie preferite.

 

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