I pilastri della terra



Da oggi scrivo per te. Perché so che non vedevi l’ora di leggermi per cogliere nuove sfumature del mio intimo, tu che mi conoscevi così bene. In verità ho sempre scritto consapevole che mi avresti letto, tu che hai sempre amato il mio modo di scrivere nonostante la schiettezza dei contenuti. E allora lo dico meglio: da oggi continueró a scrivere per te. 

I pilastri della terra di Ken Follet mi hanno accompaganata per un lungo e importante tratto della mia vita, e benché per molto tempo non abbia compreso il senso della mia lentezza nel leggerlo e la mia strenua riluttanza a cominciare qualsiasi altro testo, ora il perché mi è chiaro: ció che ha descritto tanto dettagliatamente Follet non è altro che la vita. E in una vita ci sono momenti meravigliosamente felici e pieni di luce ed altri terribilmente cupi e tristi, e spesso questi momenti si intersecano tra loro, rendendo l’esistenza così magica e misteriosa da rimanere un po’ intontiti.

Un libro che ho potuto apprezzare in oltre un anno di lettura, in cui la prima metà è pesata come un macigno, mentre la seconda metà mi è parsa acqua fresca. Ed è così, sempre: non c’è una vita più interessante di altre, ci sono momenti intensi avvolti da lunghi momenti di calma piatta. E io spero di ritornare presto nella bambagia della vita di tutti i giorni, perché a volte alcune esperienze sono più forti di altre.

E niente sarà mai più come prima, nel bene e nel male.

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Cuore di Ghiaccio

Il bello di leggere un sacco di libri, e di scriverci sopra, è che poi incontri moltissima gente con la tua stessa passione che ti consiglia nuovi titoli. E come mi piace divorare romanzi così adoro raccogliere tutti i consigli, e creare una lista sempre più lunga di libri da leggere, per poter scegliere di volta in volta e sapere già quale sarà il prossimo che prenderò in mano. Se poi i titoli consigliati sono di autori a me sconosciuti, ancora meglio. Mi piace scoprire nuovi scrittori, e capire se ho gli stessi gusti della persona che me li ha presentati.  Continua a leggere

Quo Vadis?

Eccomi!! Torno dopo poco più di due settimane di latitanza, davvero serena. Forse ne avevo proprio bisogno: dopo la saga di Hunger Games, di cui mi sono abbuffata in pochi giorni, e lo scombussolamento emotivo provocato da Le ceneri di Angela, ho avuto bisogno di prendere le cose con calma, metabolizzare e anche un po’ riposare. Continua a leggere

La dama e l’unicorno

Ci sono giorni in cui penso che gli studi che ho fatto non siano serviti a niente. E le giustificazioni che si cerca di dare di solito, tipo ” ho studiato per passione” “è tutta cultura e formazione di senso critico”, non funzionano. Mi sembra di aver sbagliato tutto, che aver scelto col cuore non sia stata la decisione più saggia. Perché quando insegui un sogno e ti scontri con la realtà ti accorgi che che le due forme non sono conciliabili, che la bella teoria non c’entra niente con la mera pratica. Io con la realtà mi ci sono schiantata. Credevo che solo riuscire a fare un lavoro che coincidesse con la mia passione fosse importante. In parte mi sbagliavo. Perché nella realtà esistono mille variabili che devono convivere in un equilibrio che spesso non esiste. Perché se anche ti ritrovi a fare un lavoro che ti piace, che è quello per cui hai impiegato tanti anni di studio e impegno, poi magari ti ritrovi a far fronte ad ansie, stress e compromessi legati al lavoro, ma che con la tua passione non hanno niente a che fare. Io ci ho provato più volte, ma per me il compromesso era troppo grande e…ho mollato. Anche se a me non piace vederla proprio in questo modo. Non è che ho proprio gettato la spugna, ho scelto di conservare e preservare il mio sogno, per non sporcarlo con la realtà. Non voglio che ciò che più amo nella vita diventi un veicolo di sensazioni negative. E non è una giustificazione.

Quando penso che i miei anni di studio di Storia dell’Arte siano anni buttati, so cosa devo fare per tornare in me, e per scacciare questo pensiero, frutto solo della frustrazione momentanea ma che non è mio veramente. Devo leggere romanzi come questo. La dama e l’unicorno di Tracy Chevalier mi ha permesso di rimettere a fuoco i pensieri.

Il libro racconta la storia della creazione di un ciclo di arazzi fiamminghi della fine del XV secolo, oggi esposti a Parigi al Museo nazionale del Medioevo. La storia raccontata dalla Chevalier intorno a queste opere è molto carina e avvincente, ma non è mai ciò che mi colpisce in questo genere di libri. Mi piace leggere della creazione dell’opera, la descrizione dei dettagli, dei materiali, dei colori, della passione con cui viene curato e definito ogni passaggio del lavoro degli artisti e tessitori. E il mio cuore diventa pieno, non so se capite cosa intendo. Pieno di passione, amore e curiosità per opere tanto belle, così affascinanti e magnetiche. E allora lo so. Lo so che gli studi che ho fatto sono serviti a ben più di qualcosa. Mi hanno permesso di prendermi cura del mio sogno, di riempire il mio cuore e rendere la mia mente viva. E magari un giorno troveranno anche uno sbocco pratico, nel lavoro. Ma se anche non fosse così va bene, perché i sogni è bello anche solo coltivarli, come le passioni.