Una storia nera

una storia nera Ci sono libri che ti prendono per la trama: ti incollano alle pagine una dietro l’altra e ne vuoi sempre di più, vuoi sapere, finire la storia, vedere come va a finire. Poi ci sono quei libri in cui la trama scompare, sovrastata da una prosa possente e meravigliosa, e questi libri hanno lo stesso potere attrattivo dei primi. Ammetto che la mia preferenza spesso però volge sui secondi: mi piacciono le parole e le frasi, più delle storie. Per non parlare del potere che ha su di me la punteggiatura, questa sottovalutata. Antonella Lattanzi con il suo Una storia nera ha ampiamente soddisfatto questa mia preferenza. Continua a leggere

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Kafka sulla spiaggia

HarukiMurakami_kafka    Sono una a cui capita di dare seconde possibilità, soprattutto agli autori che non mi convincono e con i quali non ho avuto il classico “amore a prima lettura”. Per caso, e per fortuna, ad Haruki Murakami ne è toccata addirittura una terza: dopo una lettura non appassionante di Norwegian Wood, ed una a dir poco straziante di 1Q84 (di cui potete trovare memoria qui), è toccato a Kafka sulla spiaggia. Continua a leggere

Splendore

splendoreMolti anni fa ho incontrato una psicologa. Durante il nostro primo incontro, alla fine di una conversazione di cui non ricordo il contenuto, avevo già capito tutto. E quel tutto l’ho riassunto in una frase che ancora oggi ricordo così bene come se fosse ieri: “lei mi piace, ma non mi piace quello che dice”. Continua a leggere

Gli effetti secondari dei sogni

gli-effetti-secondari-dei-sogniNon siamo sempre noi a scegliere i libri da leggere. A volte sono loro che trovano noi, a me è successo in questo caso. Gli effetti secondari dei sogni di Delphine de Vigan mi è stato letteralmente messo tra le mani, al suono di: toh, tienlo tu che almeno lo leggi. E così è stato. Come dire, dal cotto e mangiato si passa al dato e letto. Continua a leggere

Parole Preferite

Tanti anni fa, forse dieci, io e una delle mie super amiche (una di quelle da milioni di vacanze e pomeriggi e tutto insieme, di quelle che: “avete un cervello in quattro”- perché siamo quattro) ci siamo accodate alla mia zia giovane (abbiamo 15 anni di differenza, praticamente come sorelle) il suo fidanzato e una loro amica per un viaggio a scrocco di due giorni a Roma. Io a Roma non c’ero mai stata, e capite, l’occasione succulenta non poteva non essere colta al volo!! Dopo poco meno di otto ore di viaggio, che mio zio ha sempre il piede un po’ pesante sull’acceleratore, raggiungiamo i loro amici romani che hanno organizzato una cena a base di piatti tipici in un ristorante. Non mi ricordo molto bene tutto il menù, ma sicuramente c’era l’abbacchio, perché proprio quella sera ho scoperto trattarsi di agnello, e io non lo mangio per principio, che mi viene in mente il povero agnellino e mi dispiace. Ma forse quella volta incosciente l’ho mangiato, in realtà non ricordo.

Alla fine della cena, in cui abbiamo mangiato e bevuto e riso tanto insieme all’intera tavolata, mi parte la frase incriminata: “ooooh (esclamazione di soddisfazione), sono proprio satolla!!”. Ora, questa frase, o meglio la parola, è stata accolta da tutti come se avessi raccontato la barzelletta più divertente del mondo: uno scroscio di risate all’unisono, con tanto di lacrime agli occhi dal divertimento. A nulla è valso tentare di spiegare che quella parola l’avevo imparata probabilmente da Topolino (il giornalino), e che quindi non era così antiquata e in disuso. Eppure, scusate, ma a me sembra una parola così bella, che rende perfettamente l’idea di tondo, pieno da scoppiare, di chi ha mangiato troppo. Insomma, in barba ai commensali di quella sera, immediatamente è diventata la mia parola preferita.

E anni dopo, con grande soddisfazione mia e del mioLui che me l’ha fatto notare, la parola satollo l’abbiamo ritrovata su Topolino. Vedi che piace tanto anche agli autori del giornalino, che la usano con costanza come faccio io?!! Ok lo ammetto, era una storia ambientata nel Medioevo…ma che male c’è ad usarla anche oggi??