Se chiedi al vento di restare

Ci sono storie che sono fiabe: fanno tornare un po’ bambini, fanno sognare, raccontano avventure, prove e tormenti. Continua a leggere

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Senza coda

Senza coda sono le lucertole che caccia Pietro: metà buone, metà cattive. Come le persone che ama e che gli sono vicino, alcune buone, alcune cattive. E spesso un bambino vede solo le prime. Continua a leggere

Una storia nera

una storia nera Ci sono libri che ti prendono per la trama: ti incollano alle pagine una dietro l’altra e ne vuoi sempre di più, vuoi sapere, finire la storia, vedere come va a finire. Poi ci sono quei libri in cui la trama scompare, sovrastata da una prosa possente e meravigliosa, e questi libri hanno lo stesso potere attrattivo dei primi. Ammetto che la mia preferenza spesso però volge sui secondi: mi piacciono le parole e le frasi, più delle storie. Per non parlare del potere che ha su di me la punteggiatura, questa sottovalutata. Antonella Lattanzi con il suo Una storia nera ha ampiamente soddisfatto questa mia preferenza. Continua a leggere

L’arminuta

 Un titolo difficile da pronunciare e ricordare, una parola che affascina per il significato non immediato, da ricercare nel dialetto abruzzese. L’arminuta di Donatella Di Pietrantonio mi ha strizzato il cuore per prendersi il mio dolore, lasciandomi esausta e piena allo stesso tempo. Continua a leggere

mare al mattino

 Ci sono deserti e mari e oceani. Spazi infiniti, vuoti pieni di desideri, paure, attese. 
Ci sono persone obbligate ad affrontare tali distese per raggiungere un altrove fatto di speranza, fede, ignoto. Altre decidono volontariamente, spinte dalla stessa ricerca. La libertà, la voglia di riuscire, la sopravvivenza.
Vite in cui speranza e disperazione cieche si confondono, si mescolano tra le dune e le onde, dove finisce il deserto, dove finisce il mare.

Chi guarda ai margini respinge, non capisce, la sete, la fame. Di un luogo che si vorrebbe poter chiamare casa. Da un luogo che si vorrebbe poter chiamare ancora casa.

C’è chi affronta tutto questo fisicamente, li chiamiamo stanieri o immigrati, più spesso profughi, ancor peggio clandestini. Ma c’è anche chi sentiamo più vicino a noi, che questo viaggio lo compie con la mente: spazi infiniti di solitudine incompresione e disperazione magistralmente  celate dietro un’apparenza forzata, eppur così rassicurante, per quelli che sono gli altri.

Così lontani, eppur forse così vicini.

Come lacrime nella pioggia

come lacrime nella pioggiaL’India mi rincorre, almeno nei libri. Mi cade addosso sempre per caso, ed è sempre una scoperta.
Questa volta mi è scivolata tra le mani grazie a Sofia Domino, autrice del romanzo Come lacrime nella pioggia, che punta i riflettori sulla condizione femminile in India. Continua a leggere