mare al mattino

 Ci sono deserti e mari e oceani. Spazi infiniti, vuoti pieni di desideri, paure, attese. 
Ci sono persone obbligate ad affrontare tali distese per raggiungere un altrove fatto di speranza, fede, ignoto. Altre decidono volontariamente, spinte dalla stessa ricerca. La libertà, la voglia di riuscire, la sopravvivenza.
Vite in cui speranza e disperazione cieche si confondono, si mescolano tra le dune e le onde, dove finisce il deserto, dove finisce il mare.

Chi guarda ai margini respinge, non capisce, la sete, la fame. Di un luogo che si vorrebbe poter chiamare casa. Da un luogo che si vorrebbe poter chiamare ancora casa.

C’è chi affronta tutto questo fisicamente, li chiamiamo stanieri o immigrati, più spesso profughi, ancor peggio clandestini. Ma c’è anche chi sentiamo più vicino a noi, che questo viaggio lo compie con la mente: spazi infiniti di solitudine incompresione e disperazione magistralmente  celate dietro un’apparenza forzata, eppur così rassicurante, per quelli che sono gli altri.

Così lontani, eppur forse così vicini.