Le braci

le braciOgnuno di noi ha delle certezze nel campo dei gusti letterari. Qualcuno preferisce i gialli, altri il fantasy, altri ancora i saggi. Tanto per fare degli esempi. Io per esempio so bene anche cosa non mi piace: le descrizioni. Le descrizioni nei libri mi provocano quel senso di smarrimento tipico di quando si perde il filo del discorso. Non capisco più niente quando ci sono di mezzo le descrizioni, muoio di noia, soprattutto se riguardano la natura e gli ambienti, meno con le persone e i loro aspetti psicologici. Ci sono casi, anche tra i miei libri preferiti, in cui ho letteralmente fatto finta di leggere le pagine che si dilungavano nelle descrizioni, facendo scorrere velocemente gli occhi, per passare direttamente all’azione. Questa era una mia certezza, fino a ieri.

Fino a ieri quando ho finito di leggere Le braci di Sandor Marai (perdonatemi lo scrivo senza accenti perché non trovo quello giusto sulla tastiera, e a quest’ora non ce la faccio a smanettarci su). Un libro che è descrizione pura. Pura e unica. E meravigliosa. In questo romanzo tutto è dove e come dovrebbe essere, perfetto. Non c’è niente di superfluo, neanche una parola buttata lì per caso o per sfoggio.

Ho letto da qualche parte che verso la fine della sua vita Marai non apprezzava molto il libro che gli ha dato la fama, perché lo riteneva troppo sdolcinato, o forse troppo romantico, non ricordo il termine. Eppure in questo libro io ho trovato anche grandissima forza e immenso coraggio. La forza delle parole, dei gesti, delle azioni, delle descrizioni. Il coraggio della solitudine, della verità, coraggio nell’aspettare e nel tornare. Coraggio nel rivivere il passato.

La forza e il coraggio (ma anche la “sdolcinatezza”) che si mescolano prorompenti creando una delle mie parole preferite in assoluto, racchiusa nella frase chiave del libro di Marai: “Non credi anche tu che il significato della vita sia semplicemente la passione che un giorno invade il nostro cuore, la nostra anima e il nostro corpo e che, qualunque cosa accada, continua a bruciare in eterno, fino alla morte? E non credi che non siamo vissuti invano, poiché abbiamo provato questa passione?”.

Ma forse la mia è solo una sorta di apologia perché non voglio ammettere di essere una sdolcinata, anche se (ahimè) so di esserlo, e non poco.

 

 

 

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4 thoughts on “Le braci

  1. ecco, non so dirti il motivo, ma “le braci” è un libro che finora mi ha sempre “rimbalzato”. è lì, nella libreria, ma ogni volta che l’ho preso in mano è sempre rimasto lì, chiuso nel palmo, per essere dopo poco sopravanzato nell’interesse da qualcosa d’altro. per ora, l’ho preso come un segno del destino, ma chissà. penserò a queste tue parole la prossima volta, e forse sarà quella buona.

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