Il giardino d’estate

giardino d'estateCon la pancia piena e almeno due chili in più, alla fine di una due giorni di ingozzo non-stop, vorrei ripensare a questo libro per riportare i piedi per terra e sciogliere un po’ l’atmosfera festiva. Si tratta de Il giardino d’estate, ultimo romanzo della trilogia de Il Cavaliere d’inverno di Paullina Simmons.

Rispetto alle saghe, o alle storie in più volumi, in cui il primo libro è il migliore e poi si va scemando in una ripetizione noiosa, in una parabola discendente fatta di volumi redatti al solo scopo di lucro, che bisogna cavalcare l’onda del successo, ho trovato in questi volumi della Simmos esattamente il processo inverso.

Partita in sordina, con un primo volume un po’ noioso e quasi banale, si risolleva con il secondo, in cui ho trovato più azione e meno elucubrazione mentale. L’ultimo però, è diventato inaspettatamente il mio preferito. Perché, se nei primi due romanzi è narrata la struggente ed epica storia d’amore dei due protagonisti, che devono superare prove al limite del possibile per restare insieme, affrontando e sconfiggendo avversità più grandi di loro pur di stare insieme, in quest’ultimo ho trovato la rivincita dell’amore vero, inteso come reale.

Tatiana ed Alexander infatti, dopo essere stati tanto tragicamente separati, riescono a coronare il loro sogno di una vita insieme i, e vivono finalmente un rapporto d’amore concreto. Quello fatto di gestione della vita quotidiana, di piccole cose, di noia, di incomprensioni e di tenerezza. Non è più solo la passione totalizzante, è anche costruire un rapporto solido.

Per questo motivo Il giardino di estate è il mio romanzo preferito della trilogia, perché finalmente non viene più esaltato l’amore assoluto, puro ed epico, ma viene descritto l’amore vero, reale, quotidiano. Fatto di problemi concreti del vivere giorno dopo giorno. Insomma, Tatiana ed Alexander scendono al nostro livello, quello delle persone comuni.

E nonostante sia bello, quando non risulti stucchevole, leggere storie d’amore così profonde e totalizzanti, preferisco molto di più le storie d’amore quotidiano, che di sicuro sono quelle più difficili.

E questo vi auguro per la fine di queste feste e l’inizio del nuovo anno: che possiate vivere dei rapporti veri, reali, dove è più facile annoiarsi ma più bello incontrarsi, rapporti in che non siano straordinari, ma ordinariamente belli e sinceri. Perché non sarà esilarante come provare un amore passionale e totalizzante, ma sarà sicuramente più vero, faticoso e proprio per questo duraturo.

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