Tempo al tempo

tatianaSono passati due mesi, più o meno. Mesi in cui la mia vita è cambiata, stravolta. Per scelta. Dopo un periodo di insofferenza lavorativa mi sono decisa, e ho cambiato. No, ho sbagliato; in realtà l’insofferenza non era dovuta al lavoro in sé, che ero bravina e capa e colleghe erano più che fantastiche. La mia era vera e propria insofferenza da treno. Quella sensazione di nausea perenne al solo pensiero di affrontare due ore e più di viaggio alla volta, per lavorare meno di otto ore e tornare a casa sfatta, distrutta, incattivita col mondo e con me stessa.

Ho deciso di provare una strada nuova, più vicina fisicamente ma lontanissima (per ora) dalla mia indole, con tutte le ansie che il cambiamento comporta.

Quando dico quindi di non aver avuto tempo in questi due mesi per scrivere so di mentire un po’ a me stessa. Che il tempo in realtà c’è stato, ma la mia mente lo esauriva in una serie di ansie ed elucubrazioni mentali. Tutti i possibili e immaginabili se e ma del caso: avrò fatto bene? sarà la scelta giusta? sarò in grado? ma soprattutto: è quello che voglio veramente?

A queste domande non ho risposte, per ora. Forse tutto il tempo che ho impiegato a pensare e rovistarmi dentro dovrei solo impiegarlo per vivere. Il tempo risponderà.

E allora torno a una notte della scorsa estate, in cui in mezzo a tanti pensieri ho visto una luce, quella della luna che si rifletteva nelle onde dolci di un mare silenzioso, su un’isola da fiaba. Quella notte, in silenzio, accanto alla persona che amo, tutto per un attimo mi è sembrato chiaro. Non so se è la strada giusta da percorrere, ma ho sentito il bisogno di provare, di provare a fare qualcosa che mi permettesse di dedicarmi alla mia famiglia, alla nostra casa, a noi. Qualcosa che mi permettesse un giorno di fare progetti per la mia vita, non per il mio lavoro.

Ammetto che anche il libro che ho letto in quei giorni mi ha aiutata a decidere. Tatiana e Alexander, di Paullina Simmons mi ha piacevolmente sorpresa. Ero rimasta delusa dal primo volume della trilogia, Il Cavaliere d’Inverno, mentre questo secondo mi ha attirato nelle sue pagine con foga vorace. La storia è la stessa in entrambi i romanzi, ma in questo secondo viene raccontata col punto di vista di lui. Meno paranoie, meno titubanze, molta più azione e volontà, fanno vedere come l’uomo e la donna reagiscano spesso in modo diverso nella stessa situazione.

E allora per una volta ho deciso di comportarmi da uomo: meno ansie, meno pensieri e più vita, più decisione. Da allora son passati tre mesi, forse quattro. Ancora ce ne vorrà per abituarsi…che anche se ho fatto un colpo di testa (ma forse no!), io tanto uomo non sono…

(E per chi volesse leggere i miei pensieri su Il Cavaliere d’Inverno, li trovate qui)

 

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