Il Cavaliere d’Inverno

Torno dopo un mese di latitanza con un titolo d’ispirazione evidentemente estiva. A parte l’ironia, non so perché ho smesso di scrivere (ma non di leggere) in questo mese. Non mi andava, e un po’ mi è dispiaciuto. Ma vorrei evitare di inserire un motivo d’ansia al blog, visto che ne sono permeata ogni giorno grazie al mio carattere così fermo e deciso, perciò ho deciso che il bello di avere un posto in cui scrivere, di libri e di pensieri che passano per la testa, è proprio il fatto che lo si può fare senza ansie. Senza scrivere per forza, fare numeri per forza. Solo passione e voglia di scrivere, quando c’è.

Circa un mese fa ho letto il Cavaliere d’inverno di Paullina Simmons. L’ho letto senza aspettative, su consiglio di un’amica entusiasta. E forse il suo entusiasmo qualche aspettativa me l’aveva messa, almeno quella di leggere un buon se non bel libro.

Ma devo ammettere che non ne sono rimasta colpita. E forse questo in parte mi ha fatto desistere dallo scrivere. Perché per natura sono una persona accondiscendente, che non vuole mai scontrarsi col parere degli altri, ma assecondarlo. Sono una di quelle persone che mettono sempre in discussione il proprio pensiero, che di sicuro gli altri sono più preparati e intelligenti e quindi ne sanno per forza di più. Insomma sono la regina delle insicure.

Ma ci stiamo lavorando (plurale maiestatis). E ammetto che leggere tantissimi pareri positivi sul libro della Simmons su Anobii ha fatto vacillare ancora di più il mio senso critico. Perché io non l’ho proprio trovato un capolavoro. Tutto parte con una storia alla Beautiful, ambientata a Leningrado durante la seconda guerra mondiale. Il conflitto d’amore è interessante per un’amante delle commedie romantiche come me, e ho trovato il testo scorrevole, ma non sono stata ammaliata né dalla storia né dalla prosa.

La seconda parte del libro, in cui viene descritta la disperazione del vivere quotidiano durante la guerra, mi è piaciuta di più. Non tanto perché utile alla storia, quanto perché credo faccia respirare uno spaccato di vita realmente vissuta, senza censure, solo edulcorato dalla storia d’amore che rimane leggermente sullo sfondo, per tornare con prepotenza nella tera parte del libro, in cui viene trascritto un vero e proprio Harmony. Lui e lei, Tatiana e Alexander, finalmente coronano il loro sogno d’amore di cui ci vengono raccontate le più intime sfaccettature e posizioni, tre, quattro cinque volte al giorno, con dovizia di particolari porno-soft come quelli che pare vadano tanto di moda quest’estate (ma non vi preoccupate, qui almeno non si tratta di bondage).

Ormai felice di aver quasi raggiunto la fine delle settecento e passa pagine, sono sicura di concludere questa lettura essendomi fatta un’idea precisa e chiudendo così il mio capitolo  Paullina Simmons; ma ecco l’impensabile: le ultime venti pagine mi prendono, mi trascinano verso un finale che lascia una speranza…OH NO!!!! Ora lo so cosa succederà…mi toccherà leggere anche gli altri due!

 

 

 

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