Cuore di Ghiaccio

Il bello di leggere un sacco di libri, e di scriverci sopra, è che poi incontri moltissima gente con la tua stessa passione che ti consiglia nuovi titoli. E come mi piace divorare romanzi così adoro raccogliere tutti i consigli, e creare una lista sempre più lunga di libri da leggere, per poter scegliere di volta in volta e sapere già quale sarà il prossimo che prenderò in mano. Se poi i titoli consigliati sono di autori a me sconosciuti, ancora meglio. Mi piace scoprire nuovi scrittori, e capire se ho gli stessi gusti della persona che me li ha presentati. 

In questo caso preciso ho provato ancora più piacere, e gratitudine, perché Cuore di Ghiaccio di Almudena Grandes mi è stato presentato da Teresa, che non conosco, tramite un bigliettino scritto arrivato nelle mie mani grazie a un alacre messaggero. Ringrazio col cuore Teresa, perché anche se non la conosco siamo unite da una grande passione, anche se non ci conosciamo siamo in perfetta sintonia, quella che si assapora nello scorrere di pagine fitte ed intense.

Mille e passa pagine inaspettate, con cui ho fatto fatica ad integrarmi all’inizio, mi hanno trasportata nel passato e nel presente di una Spagna tanto amata e tanto odiata, ancora ferita, e che ancora porta le cicatrici della guerra civile che ammetto conoscevo così poco, ma che qui è raccontata con molta perizia e cruda delicatezza.

Non conoscevo la Grandes, ma il suo stile si annovera tra i miei preferiti: aggettivi e parole che si susseguono con accostamenti anche azzardati, mai casuali, in cui il significato di ciascuna acquista forza propria ma solo attraverso l’insieme. Le parole scivolano per molte pagine sulle onde del passato e del presente. Stranamente non mi sono immedesimata in nessun personaggio, io che sono solita entrare nella parte, perché ciascun attore della storia è descritto con i propri pregi e difetti senza alcuna patina delicata di perbenismo o buonismo. I fatti sono crudi, come le persone. Se non ci sei passato non puoi capire fino in fondo, non puoi immedesimarti. Si può solo restare esterni alla storia, e tentare di comprenderla, ma non si può fino in fondo. Non si può neanche quando le parole ti trascinano in un vortice che ti risucchia e ti sconvolge, da una parte e dall’altra, in un baratro sempre più profondo dal quale non si può più uscire, dal quale non si può tornare indietro. Si può solo andare fino in fondo, fino a toccare quel fondo amaro, crudele, spietato eppure vero. L’unico possibile.

Perché non si può sempre scegliere nella propria vita, e a volte per fare i conti con la propria storia e quella del proprio paese bisogna guardare in fondo a quel baratro. E sperare di uscirne vivi e consapevoli, ma di sicuro non più gli stessi.

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