Mare di Papaveri

Ormai mi ci sono rassegnata, questo è l’anno dell’India. E più leggo romanzi che descrivono questa terra, più mi affascina con le sue lingue, le sue abitudini, i suoi profumi. Questa è la vota di Amitav Ghosh e del suo Mare di papaveri

1838. Si entra in punta di pedi nella vita di diversi personaggi, passando per distese di campi di papaveri fioriti, orti botanici, castelli e ville coloniali. Tutti i protagonisti di queste storie sono legate da un unico destino, un viaggio sulla Ibis, nave destinata al trasporto dell’oppio (ma non ora, non ancora). Un insieme brulicante di linguaggi diversi, caste differenti, culture opposte che si incontrano e si intrecciano, ognuno ha un obiettivo, una prospettiva a cui tendere, tutti sperano in un futuro migliore.

Le descrizioni sono sorprendenti, con estrema facilità mi sono calata nei diversi ambienti, ho respirato fino in fondo il profumo dei papaveri, sudato per il caldo, vistato poderi, fumato tanto ma tanto oppio; sono rotolata da una parte all’altra della nave durante le tempeste, e ho  partecipato a banchetti e conversato in molteplici lingue diverse, anche sconosciute. E ora che sono legata al destino della Ibis e dei suoi passeggeri, non vedo l’ora di leggerne il seguito per vedere dove mi porterà questa nave.

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