Il Canone del libro perfetto


Doriforo

 Intorno al 450 a.C. lo scultore Policleto concepì il suo trattato sulle proporzioni dell’anatomia umana. Il Canone di Policleto definisce le proporzioni del corpo umano indicando i rapporti numerici che ne equilibrano le varie parti. Le proporzioni, legate da simmetria e armonia, si possono ritrovare in tutte le statue del periodo classico greco. L’espressione pratica del trattato di Policleto si ritrova ad esempio nel Doriforo, in cui il corpo è sette volte la grandezza della testa, che viene presa come unità di misura. In quel periodo quindi il canone di bellezza è universalmente riconosciuto, almeno nelle arti e nel modo greco.

Oggi, a migliaia di anni di distanza, il concetto di bellezza non è più così universale. E, per molti e in diversi campi, dichiarare che la bellezza è soggettiva è ormai un meccanismo consolatorio (che se non piaccio a te, almeno posso piacere a qualcun altro).

Per i libri, più o meno è la stessa cosa. Cioè, quelli che non piacciono ad alcuni, possono piacere ad altri, e nessuno si è mai arrischiato a definire un libro bello perché magari ha una bella copertina ma un contenuto orrendo (a meno che non si tratti di libri d’arte, o antichi, o in cui per esempio vengono utilizzati particolari materiali preziosi o inconsueti- tra carte e finiture). Più in generale un libro di narrativa, di evasione, viene commentato o criticato per il contenuto, e non per la sua presenza fisica.

Ma, personalmente, penso esista un Canone di bellezza per il libro perfetto.

L’equilibrio e l’armonia si possono riassumere nella proporzione tra rilegatura, copertina e grandezza del carattere. Il tipo di rilegatura è fondamentale: il libro, per me, deve essere in brossura morbida. Così è più semplice da maneggiare, e lo puoi aprire come si deve creando quelle fantastiche pieghette sul dorso (che molti che conosco invece odiano). La copertina, deve essere di un bel colore allegro e con grafica accattivante, meglio se ci sono anche le alette, così puoi tenere il segno se perdi il segnalibro (e a me succede sempre!). Non sopporto invece i libri cartonati con la sovracopertina con le alette che si può togliere: che il libro nudo è proprio brutto e triste, e se tieni la sovraccoperta questa ti sguiscia da tutte le parti mentre leggi. Da ultimo, il carattere. Al bando quei libri stampati a caratteri minuscoli che per leggere una pagina ci metti 20 minuti, sì a una grandezza media per cui puoi girare le pagine con una certa costanza e con slancio. E se poi vogliamo raggiungere la vera perfezione, meglio se le pagine sono intorno alle 250, che così mi sta in borsa senza essere talmente sottile da perdersi. A questo mio personale canone si accostano maggiormente le edizioni di due case editrici, che quindi sono le mie preferite in assoluto. Non farò nomi, a voi scovarle, se vi va.

E se entro in libreria, mi fiondo direttamente nel settore che espone proprio quelle edizioni. Poi dicono che l’abito non fa il monaco!!!

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